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COMMERCIO E ARTIGIANATO

Diritti dei consumatori e dei lavoratori del settore incentivi per favorire scelte sostenibili
Abbiamo assistito, per molti anni, al proliferare di grandi strutture a danno dei negozi di quartiere e denunciato più volte come i dati dimostrino che un posto di lavoro nella grande distribuzione ne cancelli almeno tre nel piccolo commercio. La crisi mette oggi in evidenza anche in questo settore l’inadeguatezza del sistema adottato e la sua scarsa capacità di reggere di fronte a fasi difficili come questa. Un sistema basato sul progressivo aumento di consumi e non sulla necessità di servizi reali rischia di andare a picco nel momento in cui le persone non possono più permettersi l’acquisto continuo: le grandi strutture faticano a restare aperte e la chiusura, avvenuta in precedenza, dei negozi tradizionali rischia di lasciare privi di servizi essenziali non solo tutti quei cittadini (soprattutto anziani) che non potevano o non volevano utilizzare l’automobile per fare la spesa, ma anche tutti gli altri.
Da anni sosteniamo come sia necessario riequilibrare l’intero sistema e già nel nostro programma del 2004 tentammo di mettere in guardia: “di questo passo sarà inevitabile nel giro di qualche anno dover affrontare la chiusura di alcune grandi strutture (il reddito dei ferraresi non aumenta con l’aumentare del numero di ipermercati!) e il problema di una loro riconversione”.
Nel corso di questa legislatura nessun provvedimento strutturale è stato proposto dalle Amministrazioni – nè per riequilibrare il sistema nè per difendere i diritti dei lavoratori delle grandi strutture, sottoposti a turni di lavoro spesso insostenibili e a contratti “creativi” che hanno reso sempre più fragile e precaria la loro situazione – e non sono nemmeno stati portati al voto del Consiglio Comunale di Ferrara i due “progetti di mandato” in questo settore: il nuovo Piano Commerciale e il Piano degli orari.
La liberalizzazione delle assunzioni a tempo determinato, registrate negli ultimi anni, senza più limiti percentuali sugli organici complessivi, assunzione esclusivamente a part-time, lavoratori dipendenti mascherati con rapporti di collaborazione coordinata continuata, lavoratori interinali ed ora tutte le nuove forme “creative” contenute nella legge 30 danno, hanno dato e daranno sempre più un colpo al mondo del lavoro del commercio e del suo indotto e in particolare del settore della pulizia e della vigilanza e di tutti quei settori collegati alle operazioni di manutenzioni ordinarie e straordinarie dei punti vendita. Il tutto non solo in termini occupazionali ma pure di sempre più disagevoli orari di lavoro (serali, notturni e festivi). Oggi, in un momento di crisi, questi lavoratori stanno rischiando più di altri la disoccupazione e senza avere alcuna forma di protezione sociale.
Il sistema di controlli dell’ispettorato del lavoro, relativo al rispetto delle regole contrattuali e delle norme di legge è a dir poco molto limitato, anche a causa degli esigui organici, e va da se che, specie ora, rischia di diffondendosi un lavoro ulteriormente flessibile e privo di ogni tutela: il lavoro nero.
La crisi tocca le grandi strutture e i lavoratori, ma ancor di più i piccoli commercianti che, oltre tutto, trovano con maggiore difficoltà credito dalle banche.
Le nostre proposte:
•    Costituzione di appositi Osservatori sul commercio (monitoraggio e organizzazione del settore), ai quali partecipano rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni dei consumatori, delle imprese del commercio e non ultimo dei lavoratori dipendenti per tenere costantemente monitorati gli effetti della crisi.
•    Facilitare l’accesso agli strumenti di protezione messi in campo dagli Enti locali per coloro che perdono il lavoro; favorire l’accesso al credito per le piccole imprese commerciali.
•    Potenziare il controllo sui prodotti e sui prezzi.
•    Iniziative per impedire che scompaiano attività commerciali con valore culturale e sociale.
•    Sostegno alle attività di artigianato.
•    Campagne di informazione ed educazione al consumo consapevole.
•    Sostenere le iniziative messe in atto dalle associazioni e dai movimenti a difesa dei consumatori.
•    Incentivare gli acquisti “verdi” ed “equosolidali”, a partire dagli Enti Locali.
•    Sostegno da parte degli Enti Locali ad iniziative dei piccoli negozi ( es.: differenziazione degli orari di vendita, alta qualità dei prodotti offerti a prezzo contenuto, organizzazione di centrali di acquisto, consorziandosi come centri commerciali etc…) che abbiamo come obiettivo la qualificazione del piccolo commercio.
•    Incentivi per favorire scelte ambientalmente sostenibili (sconti su costi distese e tasse locali, ad esempio, allargando la ZTL, sperimentando sensi unici alternati Cavour – Porta Po o chiusura asse Cavour-Giovecca).

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