Negli ultimi mesi la parola “giovani” è stata pronunciata molto più spesso di quanto non sia stato fatto in passato, ve ne è stato un uso a volte forzato e strumentale, altre volte invece utile e diretto a produrre un cambiamento reale nei rapporti intergenerazionali. Il primo passo che va fatto, a livello culturale, in quest’ultima direzione è quello di smettere di considerare i giovani come un problema, come categoria di cui doversi fare carico oppure da gestire esclusivamente quando destabilizza la sensibilità sociale mettendo in atto provocazioni e ponendo interrogativi che il mondo adulto ha smesso di porre da troppo tempo.
I giovani non esistono solo quando si drogano, quando si picchiano allo stadio o quando sono soggetti attivi o passivi di situazioni disagio sociale, i giovani sono, e devono essere considerati a tutti gli effetti, persone in grado di partecipare e contribuire in maniera attiva ed estremamente innovativa alla vita della società in cui vivono. Ciò dovrebbe valere sempre, ma vale soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Crisi non solo economica, ma anche di idee, di creatività, di slancio allo sviluppo e di energia tra la classe dirigente che tiene le redini del paese.
È perciò proprio adesso che si possono e si devono creare le basi per un futuro nel quale gli atteggiamenti paternalistici e gerontocratici lascino il posto alla fiducia nei confronti dei giovani, alla volontà di farli emergere, nel rispetto dell’eguaglianza dei diritti, mediante la trasmissione delle competenze, lo stimolo a partecipare e l’apertura ad ascoltarli e a confrontarsi con loro alla pari, scendendo da cattedre e piedistalli ormai obsoleti.
Al di là dei proclami e delle parole, negli ultimi mesi, nei nostri territori hanno preso il via una serie di iniziative rivolte alle giovani generazioni che stanno portando i ragazzi e le ragazze ad essere protagonisti e protagoniste delle loro scelte e dei loro percorsi. Si tratta di iniziative che sono in perfetta sintonia con quanto finora fatto dalla Regione Emilia-Romagna, a cominciare dalla stipulazione dell’Accordo triennale di Programma Quadro Giovani evoluti e consapevoli (stipulato nel dicembre 2007 con il Ministero della Gioventù, include 22 progetti per i giovani che riguardano le più diverse tematiche, dall’imprenditoria all’arte, dall’aggregazione giovanile all’intercultura, ecc.), fino ad arrivare all’approvazione, nel luglio 2008, della Legge Regionale n. 14 dedicata alle nuove generazioni (che unisce in un unico testo legislativo le normative su infanzia, adolescenza e giovani).
Il lavoro
La crisi, la sempre più estesa Cassa Integrazione, il blocco delle assunzioni nei settori pubblici sono elementi che mettono seriamente a rischio il futuro dei giovani. Senza lavoro o con lavori estremamente precari è di fatto impossibile pensare di rendersi autonomi e costruire il proprio futuro. Le proposte per uscire dalla crisi che presentiamo in questo programma e che ne attraversano molti capitoli sono proposte finalizzate a costruire un nuovo modello dove i giovani possano avere possibilità reali: il sostegno alle imprese che non licenziano e che prevedono nuove assunzioni di giovani e di donne; la priorità alla scuola, alla ricerca, all’università; il sostegno alle attività che prevedono una forte innovazione tecnologica; la ridefinizione del sistema della Formazione e dei Centri per l’Impiego.
Creatività giovanile
Si tratta, forse, del tema giovanile per eccellenza, perché per essere creativi non c’è bisogno di nient’altro che di se stessi e perché non vi è probabilmente fase della vita migliore per esserlo naturalmente, in maniera libera ed incondizionata. Se essere creativi da un lato può essere una fase passeggera che poi lascia spazio ad interessi ed attività diverse, dall’altro può anche diventare una scelta di vita. Entrambi questi aspetti però meritano attenzione e rispetto, il primo in particolare perché offrire ai giovani l’opportunità di esprimere e di credere in sé stessi può essere la migliore forma al disagio esistente, il secondo perché una società che vive la creatività come un mero passatempo senza considerarla motore di se stessa, è una società che non può crescere, soprattutto se si considera che la creatività legata alle nuove tecnologie ha ormai molte applicazioni anche nei settori produttivi e dell’innovazione. Nei nostri territori non mancano le iniziative realizzate da giovani creativi o a loro dedicate con il supporto di associazioni, di privati o di enti pubblici, come ad es. il coordinamento di Comuni del GAER (Giovani artisti dell’Emilia-Romagna) con i suoi “archivi giovani artisti”.
Tuttavia, pur vivendo in una realtà locale e regionale migliore di altre, non bisogna dimenticare che vi sono alcune tematiche particolarmente avvertite dal mondo giovanile, una è quella degli spazi in cui “essere creativi” o in cui esibirsi, un’altra è quella dei diritti d’autore e delle quote da pagare, o ancora quella delle normative e così via. Tematiche per le quali le Amministrazioni pubbliche potrebbero, e dovrebbero, spendersi maggiormente se intendono tutelare l’ampio e variegato patrimonio del mondo artistico e creativo giovanile.
InformaGiovani
Se è vero che il potere è nelle mani di chi detiene le informazioni, quello degli InformaGiovani e degli altri servizi informativi dedicati ai giovani è un tema di fondamentale importanza affinché le nuove generazioni entrino a fare parte a pieno titolo della società. Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni hanno permesso ad un sempre maggiore numero di persone di essere informate su un sempre maggiore numero di argomenti. Questa evoluzione non deve però farci dimenticare che non tutti hanno ancora le capacità informatiche e culturali per utilizzare al meglio lo strumento “computer” o la possibilità di navigare in rete. Il Sistema informativo giovanile dell’Emilia-Romagna, del quale stanno entrando a fare parte tutti i servizi informativi pubblici del territorio regionale, garantirà una diffusione delle informazioni online (dal lavoro al turismo, dallo spettacolo alla ricerca di alloggio, dalla salute allo sport, ecc.) in maniera capillare ed omogenea, in modo che anche i ragazzi che vivono in piccole ed isolate realtà abbiano una parità di accesso alle informazioni come quelli che vivono in città. Allo stesso tempo però continueranno ad essere garantiti i punti informativi sul territorio (più di 100 in Emilia-Romagna) così da potere accogliere ed indirizzare anche coloro che non hanno le competenze per usare la tecnologia. Non solo, questa rivoluzione che sta riguardando il nostro territorio consentirà di avere punti di accesso informatico al Sistema informativo anche nelle biblioteche, nei centri di aggregazione giovanile e nelle scuole, dove ci sarà anche personale preparato a consigliare chi è in cerca di informazioni, con il preciso obiettivo di non lasciare indietro nessuno.
Centri di aggregazione giovanile
Fino a poco tempo fa le politiche relative all’aggregazione giovanile sono state sganciate da ogni logica di coordinamento territoriale e di programmazione. Spesso i centri giovanili sono stati gestiti da volenterosi volontari con pochi fondi e poi chiusi o magari tramutati in centri anziani, altre volte non sono stati neppure aperti, nonostante e livello regionale fossero disponibili dei fondi ad hoc, oppure sono stati creati dal nulla e attrezzati e tutt’ora funzionano a pieno regime. La realtà dei centri varia molto dalla costa alle zone di montagna, dalle città ai piccoli paesi di campagna.
Anche in quest’ambito però è stata compiuta una riflessione profonda che ha coinvolto tutto il territorio e che sta portando ad un cambiamento radicale e a considerare i centri come luoghi fondamentali non più solamente per fare fronte all’isolamento sociale, ma anche per la crescita e la partecipazione attiva di tutti i giovani. Da queste considerazioni ha preso il via una politica regionale e locale insieme che è diretta a fare crescere i centri, sia come strutture sia per quanto riguarda le attività, e conseguentemente a fare crescere i giovani e dare loro le stesse possibilità, dovunque essi vivano. I centri non sono solamente un luogo di mera aggregazione o divertimento, ma anzi sono sempre di più il luogo dove sperimentare nuove strade (partecipando a progetti, ad es. per video, registrazioni cd, ecc.), dove confrontarsi con persone provenienti da ambienti diversi (scambi giovanili) e dove poter discutere con gli adulti (gli operatori) in maniera più libera rispetto a quanto non sia possibile fare altrove.
