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LA SALUTE E IL DIRITTO ALLA CURA

La necessità di mantenere una sanità pubblica in Italia si intreccia con l’esigenza di un ripensamento complessivo del sistema per garantire davvero a tutti il diritto alla salute e, in caso di malattia,  a cure efficaci e tempestive.  A tale scopo è necessario combattere la corruzione a tutti i livelli, solo così è possibile sanare le cattive gestioni ed eliminare gli spechi. Etica ed appropriatezza. Lavorare in termini stretti di appropriatezza della prestazione significa dare a chi ha bisogno, nel momento giusto, con le strumentazioni più idonee. L’etica è evitare che chi ha veramente bisogno debba ricorrere al privato perché il SSR non garantisce. E’ indispensabile evitare gli sprechi attraverso severe regole di sistema ed altrettante severe attività di controllo. Occorre garantire la libertà di circolazione e scelta: la mobilità passiva non si combatte con le barriere ma con servizi efficienti.

Garantire a tutti il diritto di scelta senza costi aggiuntivi e con la certezza di accedere sempre a servizi e strutture altamente qualificati: questo dovrebbe essere l’obiettivo a cui tendere. Per ottenerlo occorre ripensare il sistema in profondità  a partire da:
•    il percorso di formazione degli operatori del settore (medici, infermieri, tecnici, personale ausiliario), oggi fortemente disarticolato, privo di comunicazione reciproca, ancora determinato da rapporti di potere. Proposta (per il livello nazionale): Creazione dei Teaching Hospitals e percorso formativo in parte comune  per medici e infermieri.
•    eliminare la precarietà del personale: minore ricorso negli ospedali a contratti “atipici” per il personale medico e garanzie di sostituzione dei pensionamenti di personale medico e infermieristico tramite concorsi pubblici.
•    il sistema di verifica della qualità dei servizi pubblici e di quelli di privato convenzionato va ridefinito sia in relazione ai criteri di valutazione della qualità sia in materia di controlli continui e costanti, oggi insufficienti.

La sanità nel nostro territorio non funziona bene; se funzionasse bene non risulterebbe così elevata la mobilità in uscita al punto da decidere la Regione Emilia Romagna a impedire di fatto ai ferraresi la possibilità di rivolgersi a strutture fuori regione, una misura, questa, assolutamente ingiusta nei confronti della popolazione.
Nel corso di questa legislatura la nostra azione si è concentrata su cinque questioni.
1) Arcispedale Sant’Anna e nuovo Ospedale di Cona: garantire il mantenimento al Sant’Anna di attività socio-sanitarie (è stata insediata la Commissione “Lugli” che ha definito una divisione in tre dell’area con il mantenimento nell’anello storico di ambulatori e servizi di Asl e Comune); impedire speculazioni edilizie sull’area Sant’Anna (approvata una nostra osservazione al PSC che prevede cubature inferiori alle attuali); ottenere sul nuovo Ospedale di Cona l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici (ordini del giorno approvati dai Consigli Comunale e Provinciale, orientamenti di Giunta, impegni da parte delle due ASl, ma ancora nulla di certo perchè tra il 1999 e il 2004, nella fase progettuale, non era stato posta questa condizione che ora comporterà costi aggiuntivi; continuiamo in ogni caso a insistere).
2) Esami e controlli: lunghe attese e liste chiuse nel pubblico, ma aperte nel privato: è un tema che si è posto molto spesso e che, su sollecitazione dei cittadini, abbiamo denunciato ottenendo in alcuni casi (“percorso mammella”, ad esempio) la riapertura delle liste nel pubblico. Il problema deve però essere affrontato in modo strutturale.
3) Parto indolore in anestesia: abbiamo denunciato come questo servizio fosse stato eliminato dalla struttura del Sant’Anna e agito (interrogazioni, mozioni, richiesta commissioni sul tema) perchè venisse ripristinato in modo organico. Tra il 2007 e il 2008 è stato realizzato il programma di formazione per il personale e tra breve il servizio dovrebbe essere di nuovo in funzione, ma ancora non è chiaro se 24 ore su 24 come dovrebbe essere, con possibilità di scelta per tutte le donne.
4) Pillola abortiva: abbiamo sollecitato (interrogazioni, mozioni) la sperimentazione e poi la messa a regime della RU486, ora utilizzabile e ampiamente utilizzata sul territorio in alternativa all’aborto chirurgico.
5) Infanzia e psicofarmaci: abbiamo denunciato con iniziative pubbliche come anche nel nostro paese si stia ampliando il ricorso alla somministrazione di psicofarmaci a bambini e bambine sulla base di diagnosi delle cosiddette “nuove patologie”, chiesto agli Enti Locali di vigilare e di coinvolgere tutti i soggetti (medici, scuola, famiglie) per contenere quanto più possibile questo preoccupante fenomeno.
Le criticità sono molte, ma anche le possibilità di intervento per promuovere con i cittadini un percorso per la creazione di una città modello relativamente alla salute e da lì partire per migliorare la situazione attuale:
•    Bilancio sociale trasparente leggibile (preventivo e consuntivo)
•    Certezza sulla destinazione e sulle modalità di spesa del denaro disponibile
•    Piani di prevenzione verificabili a livello territoriale
•    Ridurre lo spreco determinato da reparti fatiscenti e definire la destinazione delle strutture senza lasciarsi imbrigliare da logiche campanilistiche (ospedali aperti, ma in gran parte inutilizzati e non in grado di assicurare prestazioni di buon livello non aiutano a migliorare la sanità): è necessaria una campagna di alfabetizzazione della popolazione sulle caratteristiche minime da soddisfare affinchè un ospedale per acuti sia efficiente e non pericoloso (come in effetti diventa , se non è adeguatamente attrezzato in mezzi e personale)
•    Riorganizzare l’attività sanitaria per impedire il ricorso alle barelle, spesso non necessario;
•    Aumento della fascia oraria per l’utilizzo delle strumentazioni e lavorare tutti, per dare risposte più rapide all’utenza
•    No agli straordinari: la stanchezza degli operatori non tutela la salute dei pazienti.  Organici adeguati al carico di lavoro effettivo. Questo si può ottenere con un controllo accurato del lavoro all’ interno della struttura che deve essere “coerente” con gli orari ed i compiti del professionista.
•    Ottenere la diminuzione di  invio fuori regione e altre strutture garantendo qualità e tempestività della cura
•    Depotenziare la libera professione del personale sanitario pubblico (appuntamenti più rapidi, false liste d’attesa)
•    Messa in sicurezza e decenza degli ambulatori territoriali (sistemazione strutturale)
•    No all’accentramento utenza speciale (diurni psichiatrici), risposta del territorio contenimento integrazione
•    Diritto di scelta: anestesia per parto indolore accessibile in tutte le strutture.
•    Presenza di un numero adeguato di operatori non obiettori nei reparti di ostetricia.
•    Cura del dolore anche nelle piccole cose come presupposto di tutela e dignità della persona nelle diverse fase d’età.
•    Cure odontoiatriche gratuite a partire dai bambini.
•    Potenziare il ruolo delle Associazione dei cittadini consulenti
•    Formazione ai medici di base e pediatri sui cittadini stranieri
•    Mediatore culturale all’interno degli ospedali e dell’Asl
•    Risposta di continuità sulla presa in carico della disabilità, passaggio età adulta
•    Spostamento a Cona dell’ospedale: razionalizzazione delle risorse umane tenendo conto sia delle esigenze assistenziali che didattiche ma badando a che non vi siano duplicazioni funzionali solo alla carriera universitaria di qualcuno.
•    Unione delle due aziende (USL azienda S. Anna)  senza esternalizzare servizi amministrativi richiedendo migliore qualità del servizio.  Smitizzare la visione dei lavoratori pubblici solo come privilegiati ma promuovere l’appartenenza come motivo d’orgoglio, di qualità dei servizi prestati.
•    Promozione e agevolazione del libero accesso di stranieri e persone in difficoltà come prevenzione e cura per gli stessi e prevenzione e contenimento del rischio per la salute pubblica
•    Gratuità dei vaccini per familiarità di patologie (es. nuovo vaccino bambine)
•    Completare il percorso integrato, presa in carico, per l’utenza del paziente come persona unica e complessa (medici di base, ambulatori e servizi territoriali)
•    Riorganizzazione della rilevazione delle problematicità del servizio sanitario locale incentivando e agevolando la comunicazione delle criticità da parte dei cittadini
•    Corresponsabilità (condivisione di responsabilità) del progetto di cura della Persona, inserendo paletti e protocolli che impediscano la  delega e lo scaricamento delle responsabilità ad altri. In particolare tra assessori e aziende, tra dirigenti di diversi reparti
•    Nessuna esternalizzazione delle prestazioni sanitarie, mentre nei casi di esternalizzazione di servizi occorre introdurre l’obbligo di equiparazione economica, contrattuale e formativa del personale.
•    Rafforzamento delle politiche di riduzione del danno da dipendenze e sostegno alle attività dei Sert e delle comunità pubbliche;
•    riconoscimento delle patologie da “Sensibilità Chimica Multipla”. Monitoraggio dei casi presenti in regione e promozione di prorammi di ricerca sull’ argomento
•    Incremento e ottimizzazione risorse per i servizi della medicina del lavoro (rischi professionali) in coordinamento con altri enti
•    Incremento delle risorse per i servizi di tutela ambientale in coordinamento con altri enti.

Le medicine non convenzionali
Come ecologisti sappiamo che l’immagine dell’essere umano e del mondo che sta alla base di ogni modo di curare è fondamentale per la stessa cura.
Le Medicine Non Convenzionali sono portatrici di visioni non complementari all’attuale medicina ufficiale che, pur con i suoi innegabili meriti, è ben lungi dall’avere  un’immagine completa dell’essere umano e del mondo.
Integrarsi significa confrontarsi e mettersi e mettere in discussione.
Fondamentale la qualità della formazione dei medici esperti, sia tramite scuole accreditate che tramite una università qualificata.
Essenziale anche una nuova normativa, in linea con i Paesi Europei, sui medicinali omeopatici e antroposofici in particolare, che oggi vede ancora l’Italia penalizzarli rispetto ad altri Paesi dell’Unione.
Una giusta e snella normativa nazionale che qualifichi i medici e garantisca i cittadini che a loro si rivolgono costituisce un obiettivo politico desiderabile, così come, a livello locale, l’avvio e il consolidamento di progetti basati sulle medicine non convenzionali, utilizzando i finanziamenti regionali messi a disposizione su proposta dei Verdi.

Anziani
Una delle maggiori preoccupazioni per il futuro riguarda l’incremento del numero di anziani non autosufficienti. La malattia cronica e l’invalidità grave, particolarmente in età anziana, costituiscono un rischio non solo per se stessi, ma anche per le loro famiglie, dato che oggi si trovano nella situazione di vedere esaurite molte delle loro riserve personali famigliari prima di poter ricorrere all’assistenza pubblica. La stessa creazione di residenze sanitarie assistenziali è oggetto di riflessione, dato che rischia di creare dei ghetti. E’ indispensabile aprire una riflessione (e un monitoraggio) anche sulla consolidata abitudine (non prevista dalle normative) di numerose strutture sanitarie assistenziali di pretendere contributi economici anche dai famigliari degli anziani ricoverati, indipendentemente dal livello di reddito.
La strada pare quella di creare una rete di servizi flessibile, basata sulla necessità di prevenire ogni forma di ricovero, privilegiando un’assistenza di tipo domiciliare e familiare: centri diurni, assistenza domiciliare, assegni di cura, gruppi appartamento; nello stesso tempo è indispensabile utilizzare i piani regionali per aumentare, comunque, l’offerta residenziale per anziani non autosufficienti o disabili.
Occorre, allo stesso tempo, potenziare gli spazi per il tempo libero, fruizione, produzione e offerta culturale e sostenere le attività e i servizi assistenziali messi in atto dalle organizzazioni degli stessi anziani. Occorre, soprattutto, sostenere le famiglie nel percorso burocratico, nell’assistenza pratica e psicologica, anche nel momento in cui gli anziani vengono ricoverati in una struttura. Il lavoro avviato da Comune e Provincia di Ferrara in ambito “badanti” sta dando risultati importanti e va quindi proseguito.
Occorre, allo stesso tempo, potenziare gli spazi per il tempo libero, fruizione, produzione e offerta culturale e sostenere le attività e i servizi assistenziali messi in atto dalle organizzazioni degli stessi anziani.

Infanzia e adolescenza

E’ in vigore la nuova legge Quadro Regionale su tutti i servizi socio-educativi per la prima infanzia con l’obiettivo di promuovere i diritti di cittadinanza di tutti i bambini e delle loro famiglie, in tal senso anche sul nostro territorio occorre proseguire una politica tesa a:
aumentare il numero di posti disponibili negli asilo nido per abbattere le attuali liste d’attesa;
dotare di adeguate strutture scolastiche i nuovi quartieri;
realizzare pienamente il progetto “Città bambina”;
prevedere un aumento sull’intero territorio provinciale dei servizi integrativi al nido;
avviare il servizio di “educatore a domicilio”;
potenziare il “Progetto adolescenti”;
potenziare le campagne di promozione all’affido.
E’ inoltre indispensabile rendere maggiormente efficaci i servizi di supporto al disagio, integrandoli  tra loro e tra il loro insieme ed il resto delle iniziative rivolte ai minori e alle loro famiglie:
•    sostegno psico-sociale ed economico a famiglie in difficoltà;
•    prevedere progetti di prevenzione del disagio degli adolescenti gay e lesbiche nella scuola;
•    inserimento dei minori in strutture educative residenziali;
•    inserimento dei minori in gruppi appartamento o gruppi famiglia;
•    assistenza domiciliare a nuclei famigliari a rischio di emarginazione;
•    sostegno educativo a domicilio o in altro luogo protetto;
•    inserimento scolastico per i minori disabili;
•    formazione per i minori disabili;
•      monitoraggio e verifica degli esiti dei progetti, in particolare di formazione e inserimento lavorativo

Disabilità
E’ indispensabile eliminare le barriere architettoniche non solo di accesso agli edifici, ma anche dei parchi urbani all’interno dei quali occorre prevedere arredi adeguati anche per i disabili (panchine, tavoli etc..)e delle aree protette; una campagna di educazione nei confronti dei cosiddetti “normodotati” aiuterebbe, inoltre, a evitare di creare barriere architettoniche “di fatto” (motorini e biciclette spesso parcheggiati in modo inadeguato, ad esempio).
Occorre favorire l’integrazione a tutti i livelli (scolastico, culturale, sociale) e, in particolare per quanto riguarda le possibilità di continuazione degli studi dopo la scuola media, settore che necessita di una maggiore progettazione, di maggiori fondi e di maggiore impegno da parte degli Enti Locali e dell’Azienda USL. E’ importante sostenere i programmi e le attività delle associazioni di settore; ampliare le iniziative a sostegno dell’adeguamento delle abitazioni e, attraverso la L. 68/99, l’effettivo inserimento lavorativo dei portatori di disabilità.

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