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PETROLCHIMICO

Ridotto l’impatto sull’Ambiente, avviata la riconversione delle attività

Nel 1999 la crisi delle attività che tradizionalmente hanno caratterizzato l’area del Petrolchimico di Ferrara, allora legate fondamentalmente alla chimica di base, ha condotto gli Enti Locali a ritenere più opportuno impostare un progetto, concertato con aziende e sindacati, di riqualificazione, riconversione dell’area e di difesa dell’occupazione che garantisse al tempo stesso un aumento della sicurezza e dell’efficienza ambientale, piuttosto che assistere alla lenta decadenza dell’area, intervenendo di volta in volta di fronte ai singoli episodi di chiusura degli impianti e di riduzione dei livelli di sicurezza. Come al contrario accaduto in altri territori.
Un primo e, di recente, un secondo Accordo di Programma hanno consentito di avviare questo processo con risultati già rilevanti. Entrambi gli Accordi si basano su tre principi fondamentali: il miglioramento dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei cittadini e dei lavoratori, la tutela dell’occupazione e la trasparenza delle operazioni che vengono realizzate.
Tra il primo e il secondo Accordo sono stati realizzati gli investimenti finalizzati a ridurre l’impatto ambientale e a promuovere uno sviluppo sostenibile delle attività: è stato chiuso l’inceneritore per rifiuti speciali pericolosi presente all’interno dello stabilimento; completamente rifatto il sistema di abbattimento per ridurre le emissioni di ENB, causa delle famose “puzze”; realizzati gli interventi per la riduzione dell’utilizzo delle torce di emergenza e per il miglioramento della rete di gestione e depurazione delle acque di stabilimento (che ora confluiscono in apposito depuratore delle acque industriali); riconvertite alcuni impianti al fine di ridurre e, in un caso, di eliminare, il “rischio di incidente rilevante”; ristrutturati gli impianti Yara con riduzione delle emissioni di ossidi di azoto; proseguite le procedure di bonifica (vedi voce “Bonifica dei siti contaminati); è nata la Società che gestisce i servizi collettivi del sito; si è avviata la registrazione EMAS di ambito produttivo omogeneo; introdotte nuove produzioni di “filiera” e ampliata la ricerca; realizzati interventi logistici per ridurre il traffico indotto dalla mobilità dei lavoratori.

graficoturboLa centrale Turbogas, funzionante ora per la fase di collaudo, consentirà, come previsto, la chiusura delle vecchie centrali con conseguente riduzione di emissioni di agenti inquinanti in atmosfera (calcolati in termini di “polveri sottili”, vedi tabella a fianco – dati tratti dal Piano di Tutela e Risanamento della Qualità dell’Aria) e la realizzazione di un nuovo impianto produttivo (che necessita appunto di molta energia e per questo è stato scelto di investire a Ferrara) per la produzione di silicio solare, primo passo verso una “filiera” delle energie rinnovabili (vedi voce “Energia”).
L’impegno per la prossima legislatura è far sì che il Petrolchimico di Ferrara sviluppi la “filiera” citata, il monitoraggio continuo sugli ulteriori interventi previsti di riduzione dell’impatto ambientale delle diverse attività e di riqualificazione eco-sostenibile dell’area, l’avvio del sistema di controllo delle emissioni e della qualità dell’aria e di indagini epidemiologiche, previsto dall’accordo di programma, i cui risultati dovranno condurre all’eliminazione delle fonti emissive cancerogeniche o, comunque, dannose per la salute.
Puntare sulla riqualificazione e sulla conseguente reindustrializzazione dell’area del Polo Chimico non può significare prevedere un modello di sviluppo industrialista dell’intera provincia, ma anzi bloccare il consumo di territorio, evitando di distribuire aree industraili ovunque.
Il Polo Chimico di Ferrara non può essere considerato una realtà a sé stante, ma deve essere inserita in un contesto complessivo. Di fronte alla presenza di un’area industriale di queste dimensioni, che si è avviata verso la riqualificazione e all’aumento di controlli sulla sicurezza, non è pensabile che ogni Comune della provincia pretenda di dotarsi di una propria piccola area industriale e che lo stesso Comune di Ferrara nel PSC abbia previsto anche ulteriori aree di espansione industriale. Queste scelte vanno riviste.

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