I Governi Berlusconi ci hanno ormai abituato all’uso massiccio dell’effetto annuncio, per costruire l’immagine di un esecutivo “interventista”, e per distogliere l’attenzione dal senso vero delle azioni intraprese. Un’operazione del genere, è naturale, deve necessariamente attingere al repertorio dei luoghi comuni, a quella percezione diffusa della realtà che, per definizione, si basa sulla rimozione dell’analisi puntuale dei fenomeni specifici. Non c’è da stupirsi quindi se, di fronte alla necessità di individuare i “veri” responsabili dei tanti problemi che ci affliggono, sia ritornata di gran moda la figura del dipendente pubblico che lavora poco o nulla e della Pubblica Amministrazione come generatrice di sprechi.
Il Ministro Brunetta si è fatto promotore di una vera e propria crociata, e in diversi si sono prontamente arruolati, che ha dato al tema una rilevanza tale da imporre a tutti, e non solo ai diretti interessati, di prender posizione, affinché per opportunismo, come spesso accade, non si finisca per avallare valutazioni estremamente gravi e pericolose.
In primo luogo vi è il lato umano della questione: milioni di lavoratori che, al di là del loro specifico impegno, delle condizioni nelle quali sono costretti ad operare, della criticità oggettiva della funzione (si pensi ad esempio alla scuola), ricevono un marchio che mina ulteriormente la loro considerazione sociale e la loro credibilità come interlocutori. E’ evidente che qualsiasi loro ragionamento verrà interpretato come difesa corporativa dei privilegi di cui godono.
E’ evidente invece, che la realtà è estremamente diversa da come la si sta dipingendo e che, dal punto di vista dell’impegno personale la situazione sia, né più né meno, quella presente in ogni settore. Siamo sicuri, ad esempio, che il dato sull’assenteismo, maggiore nel settore pubblico, non mostri invece le situazioni di ricatto, spesso legate alla precarizzazione, che impongono al lavoratore privato di rinunciare ai propri diritti?
Ma il fatto forse più rilevante, o la beffa, agli occhi del dipendente pubblico, è che non è questo il vero bersaglio della campagna, come non è l’efficienza della pubblica amministrazione la vera posta in gioco. L’obiettivo del governo è il ridimensionamento drastico dell’apparato pubblico, coerentemente con la volontà di eliminare gli strumenti collettivi per la gestione dei beni comuni, in linea con la tendenza alla privatizzazione progressiva del punto di vista dal quale si guardano le funzioni sociali. Il disegno è già molto evidente in relazione agli Uffici Statali decentrati, per i quali già scarseggiano personale e risorse economiche con conseguenti ricadute pesanti sui cittadini: Tribunali sovraccarichi di pratiche alle quali non riescono a dare risposte in tempi opportuni; Direzione provinciale del Lavoro costretta a ridurre i controlli; Agenzia delle Entrate con minori possibilità di individuare gli evasori.
Se si volesse aumentare realmente l’efficienza nella pubblica amministrazione, l’esperienza mostra come le azioni da intraprendere siano essenzialmente due:
• lavorare sulla motivazione e sul ruolo sociale del dipendente pubblico, riconoscendo e valorizzando la sua funzione;
• aumentare la trasparenza e favorire la partecipazione dei cittadini non solo alla formazione delle decisioni, ma anche alla loro gestione concreta.
Due azioni assolutamente complementari che hanno quale presupposto la crescita di forme di democrazia partecipativa e di controllo diretto da parte dei cittadini, volte ad avvicinare la Comunità alle Istituzioni che la rappresentano.
In tal senso appare necessario valorizzare i dipendenti, definire nuovi criteri di valutazione reale e basarli sull’assunzione di responsabilità, sulla realizzazione verificabile degli obiettivi e la soddisfazione dei cittadini; sviluppo delle carriere non basato su anzianità o solo su titoli, ma sulla capacità di assumersi responsabilità e condividere e realizzare obiettivi; utilizzo limitato degli incarichi esterni; una formazione permanente del personale legata alle reali esigenze dei lavoratori e alla realizzazione dei programmi, anziché determinata dall’aderire alle proposte dei vari Enti di Formazione; una rivisitazione condivisa dei Regolamenti sugli Uffici e sui Servizi. Indispensabile inoltre che gli Enti locali rifiutino di adeguarsi alla richiesta di riduzione del personale del Governo Berlusconi.
In un clima di rinnovata fiducia nelle istituzioni pubbliche il ruolo del pubblico dipendente potrà riacquistare la dignità che merita senza subire le conseguenze di una insoddisfazione dell’opinione pubblica che spesso imputa a lui responsabilità che sono da ricercare altrove.
