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SERVIZI PER L’INFANZIA

Sperimentare forme di autorganizzazione, chiarire la vicenda del Nido di via del Salice

L’intervento migliore in questo ambito della legislatura appena conclusa è stato la stabilizzazione del personale precario del Comune di Ferrara, una scelta certo positiva per le lavoratrici, per i bambini, per le famiglie.
Difficile dare un giudizio ugualmente positivo sulla nascita della Istituzione per i Servizi Educativi. Abbiamo votato a favore di questo provvedimento dopo aver ottenuto che i Bilanci venissero comunque votati dal Consiglio Comunale e che venisse presentato un Piano di lavoro che consentisse di verificare se i risparmi economici e la maggiore efficienza annunciati si realizzassero davvero con questo strumento. Il livello dei diversi servizi resta molto alto, ma per il momento non vi sono risparmi economici né minore burocrazia perché l’Istituzione non è ancora del tutto autonoma dal Comune e non è chiaro se e quando lo diventerà. Per questo abbiamo proposto e proponiamo una riflessione approfondita per capire se abbia un senso o se sia meglio far rientrare questi Servizi nell’ambito del Comune.
Più che costruire nuovi strumenti burocratici a noi sembrava e sembra urgente un salto di qualità che consenta di sperimentare nel nostro territorio nuove forme organizzative per asili, materne, centri ricreativi estivi basate su forme di autorganizzazione dei genitori, anche per dare risposte articolate al problema delle liste d’attesa consistenti nonostante Ferrara sia una delle pochissime realtà in Italia a dare risposta a circa il 70% delle richieste.
Alcune esperienze di autorganizzazione sono già in essere e andrebbero facilitate e sostenute, anziché osteggiate, anche perché possono rappresentare una risposta, sul modello della Germania e dei Paesi nordici, a esigenze flessibili delle famiglie. In pratica si propone una “terza via”, differente sia da quella tutta “statalista” difesa da alcune forze della Sinistra sia da quella apparentemente “liberista” proposta dal Centro Destra e dal Pd. Stesso discorso per le mense scolastiche dove il sistema fino ad ora adottato è quello di servizi appaltati alle grandi cooperative.
La soluzione per garantire comunque la sicurezza e la qualità del servizio potrebbe essere quindi quella di non scegliere un unico sistema di refezione scolastica basato su un unico grande appalto, ma anche attraverso specifiche convenzioni con comitati di genitori delle scuole che dimostrino di garantire il biologico, la filiera corta, il rispetto di tutte le norme di legge, il controllo della sicurezza e della qualità del servizio da parte del Pubblico. Necessario anche verificare il reale costo del servizio. L’intensificazione dei controlli è indispensabile infine sull’accesso a nidi e materne.

Il Nido di via del Salice
Il 4 luglio 2005 il Consiglio Comunale di Ferrara approvò con 32 voti favorevoli e 1 astenuto il “progetto definitivo per la costruzione di un nuovo Nido comunale da realizzarsi in via del Salice”.
In quell’occasione venne anche approvata all’unanimità una Risoluzione presentata dai Verdi e sottoscritta dall’intera maggioranza che impegnava il Sindaco e la Giunta a “proseguire le campagne di campionamento dei terreni e delle acque non solo nella zona di via Caretti, ma in via cautelativa anche in via del Salice e a renderne pubblici, come da prassi i risultati; nel caso in cui i rilievi dovessero eventualmente evidenziare problemi di inquinamento dei terreni e delle acque, andrà individuata una diversa area sempre di proprietà comunale e sempre nel territorio della Circoscrizione Est per la costruzione del nuovo Nido”.
La ragione della Risoluzione era determinata dal fatto che “l’area di via del Salice, individuata per la costruzione del nuovo Nido, è molto vicina a via Caretti, oggetto di numerose e accurate campagne di campionamento, svolte da Comune e Università nell’arco degli ultimi 4 anni, che hanno evidenziato un notevole livello di inquinamento ed è in corso di definizione un piano di bonifica dell’area”.
Un anno dopo, Il 3 luglio 2006 il Consiglio Comunale approvò, con 27 favorevoli e 4 astenuti (FI), la delibera relativa “all’Adozione del Piano Particolareggiato di iniziativa Pubblica” per il Nido di via Del Salice che, nella premessa, recita: “l’Amministrazione, su indicazione del Consiglio Comunale, ha fatto eseguire indagini ambientali (come da documento redatto dal Servizio Ambiente e presente agli atti), nell’area del nuovo nido comunale di via del Salice. I risultati delle analisi chimiche mostrano la totale assenza di superamenti delle concentrazioni limite delle sostanze stabilite per legge riferita ai terreni delle aree a destinazione urbanistica residenziale, che è anche la più restrittiva”.
Queste stesse conclusioni, contenute in delibera, erano state lungamente illustrate qualche giorno prima in Commissione dove i tecnici avevano offerto le più ampie rassicurazioni sull’idoneità dell’area, sulla direzione della falda, sull’impossibilità che l’inquinamento registrato in aree vicine potesse giungere fino al Nido.
Da luglio 2006 alla fine del 2008 nessuno si preoccupò di informare il Consiglio che altri campionamenti erano in corso e con esiti ben diversi. I consiglieri tutti (di maggioranza e di opposizione) hanno appreso a fine 2008 che il terreno sotto il Nido – ormai costruito – è “topten” di inquinamento, leggendo sulla stampa locale la cronaca di una assemblea pubblica organizzata dal Comune per informare la cittadinanza. Il Comune asserisce non esservi comunque un pericolo per la salute, mentre l’Asl (che pure partecipò alle diverse Conferenze di Servizio sul progetto e mai chiese indagini ambientali ulteriori) è ora di diverso parere.
Attendiamo naturalmente l’esito delle nuove indagini decise dalla Commissione mista regionale incaricata di valutare se il Nido possa aprire o meno, ma resta il fatto che l’unica ragione per la quale il Consiglio approvò il progetto esecutivo era l’esito dichiarato delle indagini ambientali che il Consiglio stesso aveva imposto.  Se un solo dubbio – anche solo sulla parzialità dell’indagine – fosse stato riferito dai tecnici, il Nido ora non sarebbe lì.
Abbiamo chiesto assoluta chiarezza sulla vicenda e sulle responsabilità e la convocazione, a questo scopo, di una seduta congiunta di 2° e 4° Commissione consiliare del Comune di Ferrara. La riunione si è tenuta il 19 marzo con esiti sconcertanti, a fronte della presentazione di una cronologia dei fatti dalla quale emerge che le indagini in corso sull’area di via Caretti tra 2005 e 2006 già evidenziavano una contaminazione più ampia e differente di quella ipotizzata, elemento del quale il Consiglio non era stato messo a conoscenza e che forse avrebbe dovuto indurre al dubbio che le indagini effettuate in via del Salice e che indicavano l’assenza di superamenti delle concentrazioni limite, andassero quanto meno approfondite prima di procedere con la costruzione del Nido. Il Nido è costato 3 milioni di euro, è stato costruito sulla base della bioedilizia, del risparmio energetico, del risparmio e il recupero dell’acqua e dovrebbe ospitare 120 bambini in lista d’attesa. E’ chiaro che potrà aprire solo se sarà assicurato dall’Istituto Superiore di Sanità l’assenza di pericoli per la salute, ma è anche chiaro che occorre, da un lato indagare fino in fondo se vi sono responsabilità e dall’altro garantire la completa bonifica dell’area (vedi voce Bonifiche Ambientali).

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