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RIFIUTI

Riduzione dei rifiuti, riuso e riciclaggio, chiusura discariche, ricorso sempre minore all’inceneritore.

La situazione di partenza, con la quale nel 1999 ci si è misurati per costruire una nuova e diversa politica dei rifiuti, era questa: raccolta differenziata al 19%, sette discariche, due inceneritori di cui uno con recupero energetico (calore per il teleriscaldamento ed elettricità), autorizzato per 50.000t/a, e uno senza, autorizzato per 30.000t/a, un impianto per il trattamento meccanico biologico mai entrato in funzione.
In un percorso finalizzato alla progressiva dismissione dell’impiantistica tradizionale (discariche e inceneritori), il Piano Provinciale Rifiuti in vigore ha scelto di dare priorità alla chiusura e alla bonifica di quante più discariche possibili, traguardo rilevante in una provincia come questa il cui territorio è per quasi il 50% sotto il livello del mare e dove la falda è generalmente a pochi centimetri dal piano di campagna, e di assegnare uguale priorità alla chiusura dell’inceneritore di via Conchetta. Per poter fare questo è stato necessario aumentare la raccolta differenziata, rendere operativo l’impianto di Ostellato e prevedere il potenziamento dell’inceneritore di via Canal Bianco.
Il Piano Provinciale Rifiuti venne approvato dal Consiglio Provinciale nel dicembre 2004, (dopo un percorso lungo e partecipato), con il voto favorevole di tutte le forze di maggioranza ed è basato su tre principi: la riduzione della produzione di rifiuti, l’aumento del riciclo, del riutilizzo e della raccolta differenziata oltre il limite minimo previsto dalla legge regionale, lo sviluppo di un sistema integrato che garantisca il massimo del recupero delle risorse contenute nei rifiuti, innanzitutto come materia ( a partire dal compostaggio) e quindi come energia. Nella identificazione delle zone non idonee ad ospitare impianti per la gestione dei rifiuti il Piano esclude tutte le zone sensibili del nostro territorio; per intenderci: una vicenda come quella della megadiscarica di Serre da noi non è nemmeno ipotizzabile.
Basato sull’autosufficienza e sull’esclusione dello smaltimento di rifiuti di altre province, il Piano in vigore prevede da un punto di vista impiantistico questo assetto: un solo inceneritore potenziato (naturalmente quello che recupera energia), la messa in funzione, come si diceva più sopra, dell’impianto di selezione e biostabilizzazione, l’eliminazione di sei su sette discariche per limitarne il ricorso solo per le scorie non recuperabili. La Valutazione di Impatto Ambientale ha imposto che l’impatto dell’inceneritore potenziato fosse inferiore a quello, sommato, dei due impianti allora in funzione; il suo dimensionamento, inizialmente poteva trattare fino a 142.000 t/a, era stato definito sulla base degli obiettivi di riduzione e di una raccolta differenziata al 40% di effettivamente avviato al recupero, ma è stato ulteriormente ridotto a 130.000 t/a, in seguito all’innalzamento al 65%dell’obiettivo della raccolta differenziata, e questo ha prodotto il ricorso di Hera al Tar contro la Provincia.
Nel 2009 il Piano Rifiuti è entrato nella sua fase a regime: la produzione di Rifiuti Urbani è in calo dal 2006, nonostante l’aumento degli abitanti residenti, la Raccolta Differenziata ha superato il 40 % , in linea con gli obiettivi di legge, l’inceneritore per RU di via Conchetta è stato chiuso definitivamente, così come quello per Rifiuti Speciali pericolosi situato nell’area del Petrolchimico, tre delle sette discariche che erano in funzione nel territorio provinciale hanno cessato l’attività e solo una delle residue cinque (quella di St. Agostino) è destinata a rimanere attiva. I dati relativi alle immissioni dell’inceneritore potenziato di via Diana dimostrano come l’impatto sugli abitati circostanti si sia comunque ridotto, rispettando l’impegno assunto con i cittadini della Circoscrizione Nord Ovest. Avviati progetti di raccolta “porta a porta” ad Argenta, Poggio Renatico e in alcuni quartieri di Ferrara.
Per eliminare tutti gli inceneritori e le discariche (senza avere i rifiuti per strada) occorre, anche attraverso nuove normative nazionali e regionali, ridurre drasticamente la produzione di rifiuti, rendere davvero conveniente il recupero e il riciclaggio e penalizzare lo smaltimento. I principi ispiratori del Decreto Ronchi, emanato nel 1997 dall’allora Ministro Verde all’Ambiente, sono ancora il principale riferimento in materia di gestione dei rifiuti. Sono però trascorsi 10 anni e ora occorre andare oltre.
La revisione e l’adeguamento normativo del Piano Provinciale per la Gestione dei rifiuti, attuati nell’ultima parte della legislatura, oltre a recepire i nuovi obiettivi di raccolta differenziata (65% al 2012) ha definito le strategie sulle quali elaborare i Piani d’ambito al fine di ridurre la produzione, aumentare il recupero di materia e rendere sempre più residuale lo smaltimento, anche con recupero energetico.

Impegni per la prossima legislatura previsti dalla Revisione del Piano:
•    potenziare le azioni per la riduzione progressiva dei rifiuti prodotti;
•    incremento della Raccolta Differenziata, per giungere al 65% e rendere sempre meno necessario l’utilizzo dell’inceneritore;
•    completare le chiusure delle discariche;
•    migliorare l’efficienza delle filiere del recupero per determinare, anche attraverso questa via, la minimizzazione delle attività di smaltimento;
•    potenziare la raccolta degli sfalci e dell’umido garantendo autosufficienza a livello provinciale all’impianto di Ostellato;
•    potenziare i progetti di “porta a porta” e le campagne di sensibilizzazione dei cittadini;
•    avviare accordi con la grande distribuzione per ridurre gli imballaggi e la pubblicità cartacea;
•    sostegno e potenziamento della distribuzione di prodotti tramite dispenser;
•    istituzione, attraverso una ordinanza sindacale dell’obbligo del vuoto a rendere per la mescita di bevande e alcolici, come già avviene in paesi come la Germania, in particolare per ridurre l’enorme quantità di bicchieri di plastica usa e getta utilizzati durante le serate nel centro storico della città.
•    sostegno alle imprese che prevedono la riduzione dei rifiuti anche nei processi di produzione;
•    potenziamento dei progetti di diffusione delle compostiere domestiche, di condominio, e di quartiere.
E inoltre, realizzazione, nell’edificio dell’ex Macello comunale di via Trenti, di un grande centro del recupero e del riuso, che sia al servizio di tutto il sistema provinciale,  e che rafforzi esperienze già avviate con successo come Ricicletta, TiRicicloPC e i vari mercatini della solidarietà.
Va inoltre sviluppata l’indicazione contenuta nel Piano di un forte coinvolgimento della cooperazione sociale e del volontariato.

La TIA
Per legge la tariffa viene determinata dall’Agenzia di Ambito che decide dopo un “confronto” con i gestori. Giungere a scelte uniformi su tutto il territorio provinciale è elemento essenziale per garantire equità.
Ugualmente essenziale è capire perchè, come stiamo denunciando da anni, la Tia pagata a Hera dai residenti nel Comune di Ferrara sia infinitamente più elevata di quella pagata dai residenti di tutti gli altri Comuni della Regione, anche se serviti dalla stessa Hera. Le spiegazioni tecniche date in questi anni non sono state soddisfacenti (cassonetti particolari, maggiore estensione del territorio etc..) e la disponibilità di Hera a non prevedere aumenti ci ha consolidato in una convinzione abbastanza logica: al momento della fusione di Agea in Hera, Agea è stata valutata moltissimo, cosa che ha portato molto denaro nelle casse del Comune, e quella valutazione era determinata dalla sommatoria di vari elementi, compreso il contratto di servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e i riferimenti per determinare la stessa tariffa a carico dei cittadini. Quel contratto va dunque assolutamente rivisto per evitare che i “vantaggi” ottenuti dal Comune con la fusione continuino a scaricarsi sui cittadini. La Tia nel Comune di Ferrara può e deve essere diminuita.
Indispensabile anche prevedere una modifica, rispetto quanto in essere, nell’utilizzo dei coefficienti che determinano la tariffa. Oggi, infatti, è più elevato (e votammo contro questo provvedimento) il carico sulle utenze domestiche  e minore per le utenze non domestiche: le famiglie dunque pagano di più e le attività economiche di meno, senza che sia mai stato prodotto uno studio che dimostrasse la correttezza di questa scelta e nonostante le attività economiche, a differenza delle famiglie, possano recuperare l’Iva.
Nel nuovo Regolamento sui Rifiuti siamo riusciti ad ottenere una norma per non far pagare due volte la Tia a chi ha figli che per studio risiedono in altra città per gran parte dell’anno e lì già pagano la Tia. Occorrono però ulteriori modifiche finalizzate da un lato a rendere più conveniente la raccolta differenziata e, dall’altro, a impedire comportamenti scorretti: aumento consistente degli sconti Tia per chi conferisce alle isole ecologiche, introduzione della tessera magnetica per la differenziata di quartiere, adesivi sui cassonetti generici con l’indicazione tassativa di conferire carta, vetro, plastica, sfalci in quelli predisposti a questo scopo, controlli e sanzioni per i comportamenti scorretti.

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